Emma Zarroli

By 22 febbraio 2018Candidati
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Zarroli Emma
Nata a Caracas il 19.2.56.
Coniugata con figli.
Avvocato.
Da sempre militante nel Partito Socialista.
Candidata alle Elezioni Provinciali (TE) nel 2004 e alla Regione Abruzzo nel 2005. La donna più votata in dette elezioni come donna nel Partito SDI.
Membro della Commissione Pari Opportunità della provincia di Teramo nel 2004.
Candidata per il rinnovo del Consiglio Regionale Abruzzo nel 2005.
Componente della Commissione regionale per la Vigilanza e programmazione del servizio idrico integrato e per la tutela degli utenti nel 2007.
Creatrice di eventi culturali e mostre a tema, molto vicina alle esigenze della collettività.
Attualmente presidente del Consiglio Comunale di Martinsicuro (TE).
Componente Delegata Fondazione Umberto Veronesi per il Progresso delle Scienze.

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  • Carlo Orecchia ha detto:

    Ho visto con interesse l’intervista a Giulio Santagata da parte dell’Annunziata. Mi è sembrata pragmatica e per nulla ideologica. Resta un però.

    Un però che ho compiutamente espresso in questo mio post su FB che ha scatenato una mezza rissa tra amici, parenti e conoscenti. Tra chi condivideva e chi invece si stracciava le vesti.

    “Io non voterò mai a destra ma neppure voterò mai per degli incompetenti allo sbaraglio dipendenti di una società che ha fatto web marketing con tanto di testimonial che prima pubblicizzava yogurt
    Né voterò mai per chi dice di essere liberale e invece si fa gli affari suoi
    Né voterò mai per chi ha trasformato la lotta di classe in lotta di genere
    Né voterò mai per chi non ha idea della gestione del territorio
    Né voterò mai per chi pensa di essere ancora negli anni 70
    Né voterò mai per chi propina dei personaggi di facciata.

    Ora siccome non è rimasto nessuno per cui votare, io ho motivato il mio non voto.”

    C’è un punto fondante in quello che ho scritto, che è il motivo per cui io (come tantissimi altri) ritengo l’attuale classe politica non meritevole di alcun consenso ed è l’aver trasformato la lotta di classe in lotta di genere.

    Ovvero aver sterilizzato la dialettica sociale sui temi importanti, forti, rischiosi spostandola su qualcosa che sarebbe ridicolo se non avesse conseguenze spesso tragiche.

    Quando vedo l’espressione di autocompiacimento di quel signore che ha chiesto “scusa a nome di di tutti gli uomini” per cose che forse stanno a lui sulla coscienza, vedo un personaggio abituato alla piaggeria e lontanissimo dall’elettorato di cui vorrebbe essere riferimento. Così come la sua spalla. Quella dal “curriculum impressionante” (laurea, un paio di viaggi all’estero e impiego in un ufficio secondario dell’ente più inutile del mondo).

    Entrambi tronfi, arroganti, supponenti e retorici. E pure vittimisti quando serve.

    I giusti frontmen per chi non ha saputo mai interpretare i sentimenti e le necessità di chi vorrebbero e dovrebbero rappresentare.

    Capaci solo di sopravvivere su “emergenze” che durano da decenni. Incapaci di affrontare un problema che sia uno.

    Bene arriviamo al dunque: io sono un padre separato. Ho sbagliato matrimonio, non ho rapinato una banca. Ho sposato una donna inadeguata, non ho compiuto una strage in un supermercato. Eppure io, come tanti altri nella mia condizione subiamo una situazione esasperante, umiliante e ingiusta.

    Veniamo espropriati dei nostri patrimoni, ci vengono estorti gli stipendi e soprattutto ci vengono sottratti i figli. Tutto questo pare sia normale invece di criminale.

    Come “maschi”, “in quanto maschi” e non per altro motivo, subiamo una continua opera di criminalizzazione anche ad opera di persone delle istituzioni tramite una continua diffamazione da qualsiasi mezzo di comunicazione possibile.

    Dal 2006 a questa parte, da quando cioè fu pubblicato quel vergognoso rapporto ISTAT sulla violenza contro le donne (dopo spiegherò perché vergognoso), chiunque si sente in diritto di lanciare accuse di genere da tv, radio, giornali, spettacoli cinematograici e teatrali. Il tutto senza che nessuno si renda conto del danno che ne consegue.

    Quel rapporto fu voluto fortemente da Barbara Pollastrini e commissionato all’allora Direttrice dell’ISTAT Linda Laura Sabbadini. Un raporto manchevole tanto sotto l’aspetto metodologico quanto sotto quello strutturale. Non solo si sono omessi i casi di violenza agita da una donna così come quelli subiti da un uomo, ma sono state messe sullo stesso piano le percosse con “tuo marito/compagno ti ha mai criticata per come ti vesti o ti acconci i capelli?”. Ovvero questa domanda (esiste, credetemi, il documento è pubblico ed è riportata nelle “note metodologiche”), che se fosse stata fatta ad una platea maschile avrebbe scatenato un coro di “sì!” FA MEDIA con i casi di violenza fisica. Ora Linda Laura Sabbadini è stata allontanata dall’ISTAT e fa la giornalista. Ci sarebbe da chiedersi il perché. All’epoca era persona molto vicina al PD.

    Immaginiamo cosa succederebbe se invece di dire “i maschi sono innati portatori di indole violenta ” si utilizzasse una delle tante categorie del politicamente corretto: “i negri hanno il ritmo nel sangue ma puzzano”, “gli zingari rubano”, “i froci hanno un gran senso dell’estetica” o altre cose del genere. Si sarebbe scatenato l’inferno.

    Invece un’accusa di “genere”, se portata contro “i maski”, passa come una giusta rivendicazione. Ovviamente a “rivendicare i torti del passato” sono tutte donne di potere odierno. E pure qualche omino un po’ furbetto.

    Tutto questo è sommamente sbagliato. E non solo perché è ingiusto, ma perché è stupido. A votare siamo anche noi.

    Ho letto nel vostro programma che considerate il danno al ceto medio qualcosa di molto grave dal punto di vista proprio della tenuta democratica. Parlate anche di diffcoltà delle famiglie. Bene immaginate questo: dopo tanto tempo a cercare un lavoro dignitoso, coppia si sposa a 35 anni, ha un figlio a 40, a 41 la signora ben supportata da una prassi giudiziaria molto favorevole per quanto illegittima chiede la separazione con una motiviazione qualsiasi: il Tribunale (tutto di donne) le accorda il collocamento del figlio e con questo mantenimento e casa.

    Dal punto di vista economico questo cosa significa se non gettare nel baratro della povertà l’INTERO NUCLEO FAMIGLIARE e in particolare il marito/padre, pur di mantenere un gruppo di avvocate che sulle lacrime di quel bambino piccolissimo ci faranno il loro reddito?

    E se pensate che io stia portando il mio personalissimo caso chiedete ai vostri amici, alle persone che vi stanno intorno se sto dicendo delle cose folli. Avrete fra le vostre conoscenze dei magistrati, o degli avvocati: cheidete loro quanti sono i casi di mariti che hanno vinto una causa matrimoniale o che non ne siano usciti distrutti.

    Chiedetevi perché un uomo dovrebbe mettere su famiglia, sapendo che il proprio figlio diventerebbe con molta probabilità l’ostaggio di un’estorsione perpetrata dalla ex moglie per mezzo di un sistema giudiziario incapace di vedere i fatti ma pronto a giustiziare un uomo non per quello che ha eventualmente commesso, ma per quello che è.

    Le Sezioni Famiglia dei Tribunali, quello di Bologna in primis, sono di fatto Tribunali Speciali. Andrebbero pesantemente riformati e le loro componenti allontanate e condannate a risarcire i cittadini ingiustamente condannati e in particolare i loro figli.

    Volete i voti, cercate i voti? Rivolgetevi a chi non trova rappresentanza pur avendone tutti i naturali diritti.

    Queste sono le pari opportunità, altrimenti è solo “nuovo mantenutismo”.

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