Insieme ritiene necessario dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione: ripudio della guerra e dovere di difesa della patria.

Gli armamenti nucleari non servono per contrastare il terrorismo o i conflitti asimmetrici o gli attacchi informatici che destabilizzano oggi la pace di molte nazioni. Come afferma Papa Francesco, la pace e la stabilità non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca.

Nel 2017 è stato assegnato all’Ican, l’organizzazione per il bando alle armi nucleari, il premio Nobel per la Pace 2017. L’organizzazione rileva come lo spettro del conflitto nucleare sia ancora grande e come sia arrivato il momento in cui le nazioni devono dichiarare la propria inequivocabile opposizione alle armi nucleari.

Le risorse liberate dalle politiche di pace e disarmo saranno investite sui comparti sociali e civili di spesa pubblica, a cominciare da messa in sicurezza del territorio, istruzione e cultura.

Insieme intende promuovere politiche di Pace per la costruzione e la diffusione di una cultura della pace attraverso l’educazione e la ricerca, la promozione dei diritti umani, lo sviluppo e la solidarietà nazionale ed internazionale, il dialogo interculturale, l’integrazione. Insieme intende adottare un Piano Nazionale per la Prevenzione della violenza e la promozione della pace sociale.

Insieme intende prevenire la violenza sociale e promuovere linguaggi e comportamenti liberi dall’odio, qualificando le politiche di istruzione rispetto all’educazione alla nonviolenza, alla trasformazione positiva dei conflitti.

Insieme propone come prime misure urgenti:

  • Ratificare il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari (approvato dall’Onu)
  • Istituire il Ministero per la Pace e/o il Dipartimento per la Difesa civile, non armata e nonviolenta
  • Sviluppare e potenziare il Servizio civile universale (nazionale ed estero) consentendo ogni anno a 100.000 giovani di partecipare a questa esperienza di cittadinanza attiva
  • Contenere le spese militari entro l’1% del Pil (oggi in Italia incidono per l’1,42%)
  • Congelare i nuovi contratti di acquisizione dei cacciabombardieri F-35 previsti nel 2018 e uscire dal programma di acquisto
  • Rispettare integralmente e strettamente le norme internazionali ed europee sulle limitazioni all’export bellico, a partire dalla legge 185/90, in particolare verso i paesi in conflitti armati
  • Regolamentare strettamente l’export militare e progressivamente riconvertire l’industria bellica in industria ad alta tecnologia civile, con un piano nazionale che parta dall’industria pubblica, invertendo la tendenza di dismissioni del comparto civile