Insieme considera l’urgenza di creare nuova occupazione di qualità come una priorità imprescindibile della propria azione politica

È sempre stato il lavoro, più ancora della ricchezza, a determinare il modo in cui si partecipa alla società, a costituire il mezzo di affermazione personale o di gruppo, a legittimare le forme della democrazia a motivare il miglioramento tra le generazioni.

Non solo vediamo il generarsi di sacche sempre più ampie di disoccupazione, ma stiamo vivendo una precarizzazione dei percorsi professionali, un abbassamento delle remunerazioni e una profonda frattura tra ‘lavori alti’ e nuove forme di ‘lavori bassi’, dequalificati e sottopagati: Mc Jobs sono stati definiti, bassa paga, basso prestigio, bassa dignità, nessun futuro.  Non è un caso che in Europa, l’Italia sia il primo paese per numero di ‘lavoratori poveri’.

È questo uno dei più gravi effetti della crisi economica in Europa, ovvero quello di aver contribuito ad una generale assuefazione ad un ruolo marginale dei lavoratori e spesso anche delle loro rappresentanze sindacali, impossibilitati ad incidere nella politica e nelle decisioni dei governi.

Il lavoro che quando non è assente è svalutato e sminuito, perde la sua funzione di collante della struttura democratica del Paese e diviene uguale ad una qualsiasi merce. Da principale vettore di democrazia, coesione e sviluppo sociale, diviene cioè il germe della disuguaglianza e dell’affievolimento della solidarietà e della coesione sociale. Questa tendenza può e deve essere invertita, anche prendendo in considerazione in modo accurato e sistematico l’impatto che sul lavoro ha la corsa della digitalizzazione.

L’ascensore sociale è fermo da troppo tempo e diventa sempre più forte tra le giovani generazioni la convinzione che un progetto di vita ambizioso sia percorribile solo al di fuori dei confini nazionali.

Non esistono fattori di aggiustamento automatico, esistono però politiche in grado di rimettere il Paese in un sentiero di crescita equa e sostenibile.

Per costruire una società coesa e dinamica dobbiamo restituire valore e peso politico al lavoro.

Dobbiamo lavorare con il sindacato e discutere di organizzazione del lavoro, di formazione e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori, senza contrapporre lavoro, tecnologia, ambiente e salute.

Oggi 3,5 milioni di giovani non lavorano e non studiano. Dieci punti in più della media OCSE. Si tratta di una piaga enorme del nostro Paese che sta condannando una buona parte di un’intera generazione ad un futuro di difficoltà.

Questi giovani avranno cicatrici permanenti nei percorsi professionali e nelle carriere retributive e contributive. Inoltre, ritardare a lungo l’ingresso nell’attività lavorativa produce un grave affievolimento del senso civico che già è molto basso nel nostro paese.

Insieme propone come prime misure urgenti

  • Lo stimolo ad investimenti che generino nuove occasioni di occupazione.
  • Lo sviluppo e la diffusione di conoscenze e competenze in termini di innovazione nella produzione e nei servizi alle imprese, alla persona ed alla comunità.
  • Il contrasto alle varie forme di irregolarità del lavoro e il potenziamento della capacità ispettiva
  • la riduzione del cuneo fiscale sui redditi da lavoro, destinando a questo scopo parte dei 75 miliardi di spese fiscali (detrazioni o deduzioni)
  • un “Green New deal”: un modello economico e sociale in grado di rompere la tradizionale contraddizione tra ecologia, economia, salute e lotta alla povertà e che possa creare maggiori opportunità di lavoro in tutti i settori, dall’industria, all’agricoltura, all’edilizia, al turismo