Solo chi ama l’Europa potrà salvarla: ma per fare questo è necessario fare chiarezza.

L’ Europa non è un concetto geografico, ma rappresenta per Insieme valori come democrazia, solidarietà, apertura, tolleranza, eguaglianza, rispetto dello stato di diritto. Eppure questi valori, garanti della pace in un continente dalla storia sanguinosa, sono messi a dura prova dall’incapacità di trovare soluzioni reali ai problemi delle persone: questo è uno stimolo potente per il populismo autoritario, nazionalista e xenofobo che sta rialzando la testa.

Non ci possono essere soluzioni nazionali a problemi transnazionali. Vogliamo un’Europa capace di ridurre le disuguaglianze e far crescere democrazia e coesione.

Rifiutiamo totalmente ogni opzione di uscita dall’Euro o di delegittimazione di istituzioni comuni come il Parlamento Europeo, la Commissione o la Banca centrale Europea, pur se non condividiamo alcune delle loro scelte politiche.

Allo stesso tempo, non possiamo accontentarci di sventolare la bandiera dell’Europa cosi come è e di coltivare un europeismo elitario. Vogliamo che l’Italia sia parte attiva del cambio deciso delle sue politiche economiche, delle priorità di investimento; vogliamo agire per rendere la UE di nuovo capace di rappresentare un baluardo per la pace e lo stato di diritto dentro e fuori i suoi confini.

Crediamo che solo un’Europa più forte e federale possa fare fronte, con efficacia e determinazione, alle questioni cruciali della contemporaneità, dal cambiamento climatico, alle grandi migrazioni, dalla disoccupazione alla precarietà. Conflitti, guerre, instabilità in aree ai nostri immediati confini richiedono una politica estera unitaria, autorevole, efficace, una cooperazione dei servizi di intelligence e sicurezza strettissima e in grado di prevenire, contrastare, sradicare il terrorismo. La crisi economica e finanziaria è stata la dimostrazione dell’inadeguatezza delle istituzioni e della governance europea. Con l’imposizione di ricette di austerità fallimentari e la traumatica uscita del Regno Unito dall’Unione, è oggi indispensabile una profonda riforma del quadro istituzionale e politico dell’Unione Europea.

Vogliamo un’Europa che difenda con orgoglio il modello di Welfare europeo attorno a cui è nata ma che sappia anche adeguarlo, rendendolo più efficace e maggiormente in grado di rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini europei, alle nuove richieste dei consumatori, oggi più attenti ed esigenti, alle nuove fragilità delle persone più deboli ed alle nuove aspettative delle classi più giovani.

Vogliamo un piano Ue di investimenti straordinari per il rilancio dell’Europa sociale da varare al più presto in modo che sia operativo entro il 2019 per dare risposte ai problemi più urgenti dei cittadini del vecchio continente che riguardano un gap negli investimenti da 100-150 miliardi di euro in tutta Europa, anche nei Paesi più ricchi, per quanto riguarda le infrastrutture sociali, in particolare sanità, educazione e alloggi sociali accessibili.

In questo senso il “New Deal per l’infrastruttura sociale” presentato da  Romano Prodi a Bruxelles individua assai bene le priorità verso le quali orientare al più presto un Piano operativo decennale di investimenti da 150 miliardi: infrastrutture sociali, salute, istruzione ed edilizia.

Romano Prodi si conferma ancora una volta un punto di riferimento per tutti quelli che affidano all’Unione Europea il compito di immaginare uno sviluppo che coniughi crescita e inclusione e aiuti l’Europa ad indirizzare l’economia verso uno sviluppo compatibile. Questa è l’Europa del futuro e di cui si avverte sempre di più il bisogno: un’Unione che diventi attore principale di una crescita economica più equa ed inclusiva, socialmente sostenibile, che non consumi le risorse ambientali e sappia creare occupazione stabile e di qualità per i giovani.

INSIEME ha messo al centro del suo Programma questa visione e queste proposte per aiutare anche l’Italia a crescere. Davvero ci auguriamo che il “Piano Prodi” diventi la bussola dell’azione dell’Unione e dei paesi membri nel prossimo futuro e che il prossimo Governo italiano lo metta al centro della sua azione.

Ma per fare questo è necessario rilanciare anche il processo di riforma e democratizzazione delle istituzioni europee, processo che non può rimanere soltanto nelle mani dei governi francese e tedesco o affidato al rapporto di forza tra gli stati: occorre tenere insieme e vincere su questi due indispensabili piani, quello politico e quello istituzionale per rilegittimare e rendere efficace agli occhi dei suoi cittadini il progetto europeo.

Insieme vuole che l’Europa abbia una politica estera comune che  giochi un ruolo di primo piano a livello internazionale, in grado di aggredire le cause strutturali della povertà, promuovendo la giustizia e la solidarietà globali, la pace e la difesa dei beni comuni globali.

Occorre, inoltre, procedere con decisione verso una Difesa comune europea, andando oltre la fase attuale basata su una utile, ma non sufficientemente efficace attività di cooperazione, con forze armate comuni sotto la bandiera dell’Unione Europea, in grado di garantire interventi rapidi ed efficaci e con dotazione di armi convenzionali.

È urgente far sì che l’Europa abbia una sola voce in materia di sicurezza. La cooperazione deve essere democratica, trasparente, affidabile e basata su principi universali. L’UE dovrebbe sostenere una governance multilaterale globale, rafforzando e riformando il ruolo dell’ONU. Priorità deve essere data alla gestione dei conflitti civili. L’UNHCR stima che siano 65 milioni le persone profughe, la metà all’interno del proprio stato. Migliaia di persone muoiono ogni anno fuori delle nostre frontiere, a causa delle restrizioni sempre più forti. L’UE ha il dovere di garantire che queste persone possano cercare protezione. L’European Border Agency FRONTEX è uno strumento non del tutto adeguato. Dobbiamo garantire un sistema di asilo degno di questo nome ed intervenire, sia come UE che singoli stati membri, in modo coordinato per soccorrere i naufraghi in mare e consentire vie di ingresso sicure e legali. Occorre intervenire sulle cause che costringono le persone ad emigrare e superare la normativa di Dublino che obbliga i rifugiati a fare domanda di asilo solo nel primo paese di ingresso.

Sotto il profilo istituzionale l’Europa deve riprendere il suo cammino verso un obiettivo chiaro: gli Stati Uniti d’Europa, una federazione di Stati che decidono di gestire dal centro politiche e Piani di azione comuni in materia di politica estera (inclusi aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari), difesa, ricerca scientifica, reti trans-europee, controllo delle frontiere.

Per poter efficacemente gestire queste politiche e queste competenze comuni occorre avere un bilancio adeguato, almeno 4-5 volte superiore a quello attuale (pari circa all’1% del Pil Europeo) per poter dare all’intervento dell’’Unione un impatto realmente visibile.

Il rafforzamento del bilancio dell’Unione deve passare sia dallo spostamento delle risorse oggi destinate alle politiche nazionali dei Paesi membri verso l’Unione, sia dall’esercizio concreto di una autonoma capacità di imposizione fiscale Ue. Ciò anche attraverso l’individuazione di voci di entrata specifiche come una corporate tax europea a partire dalle grandi multinazionali .

Ci vogliono istituzioni europee maggiormente rappresentative perché maggiormente collegate ai cittadini: noi proponiamo che il Presidente della Commissione europea sia eletto direttamente a suffragio universale.

 

Insieme propone come prime misure urgenti

  • un piano di investimenti con una possibile interazione tra pubblico e privato inclusi fondi pensione e assicurazioni per il rilancio dell’Europa sociale nel rispetto del “principio di sussidiarietà”
  • l’attuazione di tutte le direttive non ancora recepite. L’Italia non ha fatto sempre il suo dovere per rendere l’Unione una presenza reale nella vita degli italiani. Molte, troppe sono le direttive europee non applicate e troppe le procedure di infrazione a nostro carico
  • la promozione dell’elezione diretta a suffragio universale del Presidente della Commissione europea
  • l’impegno a promuovere la trasformazione del Fondo salva stati in un Fondo Monetario Europeo
  • l’impegno a richiamare con fermezza l’Unione europea e la comunità internazionale ad una azione più efficace per la stabilizzazione del governo libico, nonché per appropriate forme di cooperazione allo sviluppo dei paesi africani;
  • la creazione delle condizioni per un più rapido svolgimento delle pratiche di identificazione degli immigrati e per la valutazione delle richieste d’asilo
  • investimenti, anche eventualmente attraverso il Servizio civile, nell’integrazione culturale dei migranti
  • l’impegno per un maggiore coordinamento dell’intelligence a livello europeo
  • la rivisitazione dell’accordo di Dublino